FORMAZIONE, IN ITALIA
E' ANCORA AL PALO
Sul numero di Ottobre de “L’Impresa” c’è un interessante
articolo di Elio Borgonvi, che commenta i risultati dell’ultimo rapporto dell’Osservatorio
Learning di ASFOR (Associazione Italiana per la Formazione manageriale). “Tutti
concordano nel dire che la formazione manageriale è un fattore chiave per
rilanciare il Paese, ma in realtà in azienda le decisioni strategiche non la
contemplano”, dice Borgonvi, citando i dati.
Un trend negativo
“ Delle 70 aziende di medie e grandi dimensioni, nazionali e
internazionali con sedi in Italia (…), ben i 34,8% evidenzia una riduzione del
budget destinato alla formazione. Segnale indubbiamente negativo rispetto al
17,7% dell’anno precedente anche se non drammatico, visto che solo il 12%
dichiara tagli superiori al 10%, che il 12,1% dichiara un aumento di spesa e il
40,9% una stabilità”.
Decisioni rimandate
“L’incertezza domina le previsioni per il prossimo anno, tenendo
conto (…) soprattutto del 43% che non risponde in quanto, presumibilmente, non
è in grado di dare indicazioni significative sulla base dell’andamento
aziendale nel primo quadrimestre 2012. (…) Peraltro alcuni segnali positivi
vengono dal 15% di rispondenti che prevedono un maggiore investimento in
formazione come leva per superare la difficile fase storica.”
La domanda di formazione
“Secondo i canoni del buon management, la risposta ai
vincoli della limitatezza di risorse viene data su due fronti. Da un lato, le
imprese hanno cercato recuperi di efficienza nella scelta di programmi e di
fornitori che garantivano un migliore rapporto qualità-costo, nella scelta di
metodologie più efficaci sul piano didattico (ad esempio distance learning o
uso di piattaforme per l’interazione tra i partecipanti dopo i corsi),
partnership con i principali fornitori finalizzati alla coprogettazione. (…)
I soggetti che esprimono la domanda esprimono una forte
esigenza riguardante la leadership (non solo per il top management, ma anche a
livelli intermedi), l’aggiornamento delle competenze professionali e
manageriali (legati soprattutto all’emergere di nuovi profili professionali e
di rafforzamento delle competenze soft per le posizioni manageriali).”
La funzione formazione è ancora troppo poco strategica
“Mentre la maggioranza dei soggetti (…) dichiara di avere un’unità
organizzativa specifica responsabile della formazione (67%) o una corporate università
(17%), la maggior parte conferma la tendenza manifestata negli ultimi anni,
secondo cui la formazione avviene al livello locale. Come negli anni precedenti
viene valutata molto elevata l’integrazione con i responsabili di business (7,8 in una scala da 1 a 10), mentre deve ritenersi
ancora inadeguato l’inserimento della formazione nelle generali politiche
aziendali poiché la frequenza di interazione con i capi azienda è a livello di
6,4 rispetto al massimo di 10, dato peraltro previsto in aumento per i prossimi
anni (da 6,4 a
7,6).”

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