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venerdì 15 febbraio 2013

Quando l'inefficienza è nei dirigenti - 5


SE IL MANAGER “PROTEGGE” 
IL SUO STAFF



Proseguiamo la serie di post sulle inefficienze causate dal comportamento quotidiano dei manager, in termini di gestione dei collaboratori o di problem solving & decision making.

Osservando la popolazione manageriale da vicino per un quarto di secolo, ho finito con il capire che il manager protettivo non è altro che un autoritario mascherato.
Voglio dire: ci sono manager che hanno comunque una visione sostanzialmente negativa dei loro collaboratori, ma sono troppo, come dire, “bene educati” per comportarsi apertamente da capi autoritari.

Così mascherano il proprio autoritarismo sotto una patina di benevolenza. Fanno i piacioni, direbbero a Roma.
Anche loro, come gli autoritari “puri”, in fondo ritengono che l’Uomo sia tendenzialmente inaffidabile, e che viva il lavoro come un male necessario, evitando il più possibile l’impegno e l’assunzione di responsabilità. Pensano quindi che abbia bisogno di un forte e visibile sistema di premi e punizioni.

Non sapendo però affrontare il peso dell’impopolarità derivante dall’autoritarismo, si rifugiano solo nei premi – il più delle volte simbolici, come il minimizzare gli errori o le omissioni, o il congratularsi anche per risultati obiettivamente non brillanti.

Questo genere di manager, che si crede un illuminato democratico, in realtà ha una profonda – e qual che è peggio, inconfessata – sfiducia nelle capacità e nel senso di responsabilità del proprio staff.
Così, anziché dare autonomia chiedendo in cambio affidabilità, vogliono decidere tutto, sapere tutto, intervenire su tutto, nell’illusione di dare aiuto a collaboratori che ne avrebbero assai meno bisogno di quanto non pensino; oppure all’opposto, concedono una autonomia totale, senza accollarsi la fatica – e l’impopolarità – del controllo, cosicché vivono in una gabbia di matti, ciascuno dei quali si muove per conto suo.

In una situazione di questo genere, che loro stessi hanno innescato, questi capi si trovano davanti a una enorme quantità di ritardi o errori, inefficienze o iniziative avventate.
Dovrebbero insegnare alle persone l’efficienza e la responsabilità, ma non si azzardano ad avventurarsi su questo terreno che sentono estraneo, e allora che fanno?
Semplice: moltiplicano all’inverosimile i propri sforzi e la propria fatica nel tamponare le magagne e nel rimediare ai ritardi delle loro strutture.

Dovrebbero ascoltare le ragioni delle persone, rimanendo però fermi sulla necessità che si assumano le loro responsabilità: e invece accettano acriticamente quasi tutte le loro giustificazioni, e si fanno carico di raccogliere le loro lamentele per portarle all’attenzione dell’Alta Direzione.

Ma così facendo tutto deve passare per le mani di questi manager, nessuno agisce veramente, e la situazione continua a peggiorare o incancrenirsi.

Come si vede, e ancora una volta, sono i comportamenti quotidiani del manager, ben più che le grandi decisioni, a determinare il funzionamento dell’azienda e quindi anche i costi che deve sopportare.


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