SE IL MANAGER “PROTEGGE”
IL SUO STAFF
Proseguiamo
la serie di post sulle inefficienze causate dal comportamento quotidiano dei
manager, in termini di gestione dei collaboratori o di problem solving &
decision making.
Osservando
la popolazione manageriale da vicino per un quarto di secolo, ho finito con il
capire che il manager protettivo non è altro che un autoritario mascherato.
Voglio
dire: ci sono manager che hanno comunque una visione sostanzialmente negativa
dei loro collaboratori, ma sono troppo, come dire, “bene educati” per
comportarsi apertamente da capi autoritari.
Così
mascherano il proprio autoritarismo sotto una patina di benevolenza. Fanno i
piacioni, direbbero a Roma.
Anche
loro, come gli autoritari “puri”, in fondo ritengono che l’Uomo sia tendenzialmente
inaffidabile, e che viva il lavoro come un male necessario, evitando il più
possibile l’impegno e l’assunzione di responsabilità. Pensano quindi che abbia bisogno di un forte e visibile sistema di premi e punizioni.
Non
sapendo però affrontare il peso dell’impopolarità derivante dall’autoritarismo,
si rifugiano solo nei premi – il più delle volte simbolici, come il minimizzare
gli errori o le omissioni, o il congratularsi anche per risultati obiettivamente non
brillanti.
Questo
genere di manager, che si crede un illuminato democratico, in realtà ha una
profonda – e qual che è peggio, inconfessata – sfiducia nelle capacità e nel
senso di responsabilità del proprio staff.
Così,
anziché dare autonomia chiedendo in cambio affidabilità, vogliono decidere
tutto, sapere tutto, intervenire su tutto, nell’illusione di dare aiuto a
collaboratori che ne avrebbero assai meno bisogno di quanto non pensino; oppure
all’opposto, concedono una autonomia totale, senza accollarsi la fatica – e
l’impopolarità – del controllo, cosicché vivono in una gabbia di matti,
ciascuno dei quali si muove per conto suo.
In
una situazione di questo genere, che loro stessi hanno innescato, questi capi
si trovano davanti a una enorme quantità di ritardi o errori, inefficienze o
iniziative avventate.
Dovrebbero
insegnare alle persone l’efficienza e la responsabilità, ma non si azzardano ad
avventurarsi su questo terreno che sentono estraneo, e allora che fanno?
Semplice:
moltiplicano all’inverosimile i propri sforzi e la propria fatica nel tamponare
le magagne e nel rimediare ai ritardi delle loro strutture.
Dovrebbero ascoltare le ragioni delle persone, rimanendo però fermi sulla necessità che si
assumano le loro responsabilità: e invece accettano acriticamente quasi tutte le loro
giustificazioni, e si fanno carico di raccogliere le loro lamentele per
portarle all’attenzione dell’Alta Direzione.
Ma
così facendo tutto deve passare per le mani di questi manager, nessuno agisce veramente, e
la situazione continua a peggiorare o incancrenirsi.
Come
si vede, e ancora una volta, sono i comportamenti quotidiani del manager, ben
più che le grandi decisioni, a determinare il funzionamento dell’azienda e
quindi anche i costi che deve sopportare.
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