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venerdì 11 ottobre 2013

Da oggi lo Studio Vinci offre anche il i

Coaching In Lingua: 



seguire un normale percorso di coaching individuale, ma dialogando con il coach in Inglese o Giapponese. Un’opportunità unica per entrare in contatto con le proprie potenzialità, raggiungere i propri obiettivi personali, approfondendo nel frattempo la propria familiarità con una tra le due lingue più importanti nel mondo d’oggi. Il tutto al prezzo di un normale percorso di coaching, senza costi aggiuntivi.

Un modo originale ed efficace anche per addentrarsi nelle tematiche multiculturali con le quali un manager oggi, e sempre più in futuro, dovrà confrontarsi.La nostra “Coach In Lingua” è Antonella Dagostino (vedi qui il suo profilo), che ha sviluppato una pluriennale esperienza come insegnante one-to-one in Inglese e Giapponese, e che è Coach Professionista diplomata.
Per informazioni, scrivere a segreteriavinci@tiscali.it

giovedì 25 ottobre 2012

Le perplessità sulla formazione - i risultati

I RISULTATI DEL NOSTRO SONDAGGIO

Pubblichiamo i risultati del nostro sondaggio.
Hanno risposto, qui nel blog o nei vari gruppi di LinkedIn, quarantuno persone.
Al primo posto si collocano le perplessità sulla reale efficacia della formazione (34,92%), seguite dai costi (25,40%), il che sembra indicare che la formazione è percepita problematica anzitutto nel rapporto qualità-prezzo. Ciò però non sembra dipendere da precedenti esperienze negative (11,11%), perché questa risposta, staccatissima, si colloca al quarto posto , né dal pragmatismo della formazione offerta, a quanto pare, perché a parere dei rispondenti, la convinzione che sia "tutta teoria" è nettamente minoritaria (4,76%).
Abbastanza staccato dalle prime è l'elemento-tempo (14,29%)

Questo per quanto riguarda le cinque possibilità che avevamo immaginato a priori. Conteggiando però i pareri espressi da alcuni rispondenti, che mettevano al centro della questione la cultura aziendale o la mentalità dei manager (voci sotto le quali abbiamo ricompreso le risposte di chi ad esempio definiva poco inclini al cambiamento e alla strategia le nostre imprese), queste due categorie di risposta ammontano, sommandole, al 12,7% (con la cultura aziendale al 7,94% e la mentalità dei manager al 4,76%).

E' possibile che, se avessimo inserito a priori queste due voci tra le possibili risposte, il loro peso relativo sarebbe stato ancora maggiore, ma il segnale c'è e dobbiamo considerarlo.
Interpretando questi dati, viene da chiedersi: di quanto la percezione del rapporto qualità-prezzo è influenzata dalla cultura e mentalità dell'utenza stessa, e quanto effettivamente tale rapporto è da migliorare?

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