EMOZIONARE IL GRUPPO: DAL
PROBLEMA AL SOGNO
Aiutare il gruppo ad uscire dalle secche del contingente.
Il gruppo dei coachee al bivio tra la negatività del reale e la
necessità d'immaginare un futuro migliore.
Con questo post prosegue la rubrica "pillole di coaching di gruppo" - tecniche utili per trainer e coach.
Tutti i contributi sono originali, e tratti dal "Manuale pratico di coaching di gruppo" che si può acquistare su "www.ilmiolibro.it", oppure ordinare presso una qualsiasi libreria Feltrinelli.
Vuoi conoscerci meglio? Vai al nostro sito: http://www.vinciconsulenza.it/.
Tutti i contributi sono originali, e tratti dal "Manuale pratico di coaching di gruppo" che si può acquistare su "www.ilmiolibro.it", oppure ordinare presso una qualsiasi libreria Feltrinelli.
Vuoi conoscerci meglio? Vai al nostro sito: http://www.vinciconsulenza.it/.
Come s’è
detto nel precedente post, una fase in cui il gruppo descrive la situazione al negativo è
inevitabile, e occorre lasciare che si sfoghi. Ma bisogna ricondurlo con
comprensione e fermezza ad andare oltre, a definire la soluzione, più che il
problema. Queste due facce del problem setting, una al negativo e una al
positivo, sono quelle che nel gergo del coaching umanistico vengono chiamate
rispettivamente “funzione Alfa” e “funzione Omega”. Vediamole separatamente.
La funzione Alfa.
L’individuazione
di un obiettivo parte quasi sempre dalla constatazione che qualcosa non va.
Dimagrire, smettere di fumare, diminuire l’assenteismo sono tutti obiettivi che
partono dal presupposto che la situazione attuale è, in qualche modo, insoddisfacente.
Infatti
l’enunciato degli obiettivi sarà del tipo: perdere dieci chili, non fumare più,
far calare il conflitto interno, o il turnover del personale. Concetti che, così
come sono espressi, eliminano un disagio. Lo dicono le parole chiave: “perdere”
(dieci chili), “non” (fumare), “veder calare” (il conflitto, l’assenteismo o il
turnover).
Esse non
descrivono un futuro migliore, ma un futuro “meno peggio”, che non scalda il
cuore, che non dà gioia, ma solo sollievo.
Per quanto
augurabili, non fanno sognare. Per questo tante diete vengono abbandonate,
tanti ricominciano a fumare, in tante aziende si seguita a litigare, e così via.
La
funzione Alfa è quindi la descrizione degli obiettivi sotto forma di
contrapposizione a un problema esistente. Una descrizione al negativo.
La funzione Omega.
La cosa
sorprendente è che le persone, concentrate come sono sui loro problemi, hanno
smarrito, molto spesso, i loro desideri.
In un
certo senso si può dire che la funzione Omega dà voce al sogno. Così il dimagrire si trasforma nell’essere
più agili e seducenti, nell’indossare il costume da bagno con fierezza; il non fumare
diventa respirare a pieni polmoni, potersi dedicare di nuovo alle passeggiate
in alta montagna, immaginare un’esistenza più sana e longeva. Smettere di
litigare torna ad essere complicità, vicinanza,collaborazione. Veder calare il
conflitto si tramuta in un clima disteso, collaborativo, partecipe, magari
entusiasta.
Hai i
polmoni liberi, prova a inspirare: cosa senti? Sei in montagna, ascolta l’aria
fresca penetrare nei bronchi fino in fondo. Sei su un ripido sentiero, senti il
respiro profondo e regolare, silenzioso. Alla fine sei stanco, ma di una
stanchezza “sana”: descrivi le sensazioni che ti dà.
Entri la
mattina in ufficio, e senti che il clima è disteso. Come vedi i collaboratori? E
i tuoi colleghi? E i tuoi superiori? Cosa dicono? Come si comportano? Sorridono
tra di loro? Scherzano? Qualcuno viene a salutarti? Descrivi il loro
atteggiamento nel parlare di questioni di lavoro. Prosegui nella descrizione
della giornata.
Come
dicevamo, il coach non può pretendere che il gruppo, da subito, si metta a
galoppare sui sentieri del sogno. Per questo è inevitabile che si passi
attraverso una fase in cui emerge la sola funzione Alfa. In sé, nulla di male,
anzi: consente al gruppo di sbollire, e al coach di dimostrare nei fatti che
non è lì per giudicare bensì per dare empatia. Permette di conoscere il
problema con gli occhi del gruppo. E sono tutti elementi preziosi.
E’ però solo attraverso la funzione Omega che
si raccolgono gli elementi indispensabili per la precisazione degli obiettivi:
quindi è alla funzione omega che il coach deve tendere.
Dopo aver lasciato “sfogare” il
gruppo sulla funzione Alfa, magari prendendo appunti alla lavagna, il coach
farà una pausa e dirà qualcosa come: “Ok, adesso sogniamo”, e darà le
istruzioni al gruppo per l’accesso alla funzione Omega.
In sintesi, dovrà dire:
a) “Questa che mi avete
descritto è la realtà attuale. Proponete di superare un problema attuale. Ma
rimuovere un ostacolo non è l’obiettivo: è ciò che consente di raggiungerlo. L’obiettivo
in sé è un altro. Cerchiamo di
descrivere la situazione così come vorremmo che fosse a livello ideale…”
b) “Non preoccupiamoci per ora
del fatto che certi desideri ci possono sembrare irrealistici. Può essere, ma
un giudizio lo daremo poi, Ora elenchiamoli così come ci vengono. Descrivete la
situazione ideale come vorreste che fosse. Sognate pure.”
La descrizione puntuale della
funzione Omega può essere fatta in modi diversi: con un giro di tavolo in cui
ognuno esplicita i suoi sogni, con un brainstorming, o facendo lavorare il
gruppo in piccole commissioni di due o tre persone. Ciò che conta è che alla fine la descrizione
sia condivisa da tutti, e messa nero su bianco (ad esempio alla lavagna).
Ottenuta una descrizione
dettagliata della situazione ideale (funzione Omega), dovremo trasformarla in
obiettivi. Va considerato che il gruppo,
per mantenere elevata la propria motivazione – il coaching proseguirà, sessione
dopo sessione, per alcuni mesi – deve poter toccare con mano qualche beneficio
da subito, senza dover attendere il raggiungimento dell’obiettivo finale. E
deve trattarsi di un beneficio che derivi direttamente dal lavoro del gruppo.
Dobbiamo quindi distinguere gli
obiettivi di breve periodo dall’obiettivo finale, rispetto al quale però,
devono essere funzionali. Conviene quindi considerare le categorie degli
obiettivi di performance e degli obiettivi di risultato.
Spesso in azienda essi sono
usati come sinonimi, ma non è così: il risultato dipende dalle performance, ma
non vale l’inverso. Per comprendere meglio il concetto, si consideri un atleta
(poniamo, un saltatore in alto), e un musicista (per esempio un violinista).
L’atleta potrebbe avere come
obiettivo di risultato, quello di piazzarsi nella prossima gara, arrivando
almeno terzo in classifica. Con l’allenatore, studiando i risultati recenti
degli altri concorrenti, è giunto alla conclusione che ci sono ottime
probabilità di piazzamento saltando almeno due metri e trenta. Il record
personale del nostro atleta, attualmente, è di due metri e ventotto. L’obiettivo di performance sarà di riuscire a
saltare due metri e trentuno entro la gara. L ’obiettivo di performance, in questo caso, rende possibile il
raggiungimento dell’obiettivo di risultato (piazzarsi sul podio), ma non lo può
garantire: ci sono variabili non dipendenti dal comportamento dell’atleta,
come – banalmente – le performance degli altri concorrenti. Ciò non rende meno
necessario il miglioramento di performance del nostro atleta.
Vediamo ora il violinista: un
promettente giovanotto, che al prossimo saggio del conservatorio vuole
cimentarsi in una esecuzione impegnativa, per ottenere una buona valutazione da
parte della commissione esaminatrice (obiettivo di risultato). Per riuscirci,
dovrà imparare a memoria il pezzo, e provarlo e riprovarlo sino a che
l’esecuzione non sarà perfetta dal punto di vista tecnico. Qui siamo davanti a
svariati obiettivi di performance. Anche
in questo caso, il raggiungimento degli obiettivi di performance non dà la
garanzia assoluta del risultato (la valutazione), ma costituisce l’unica strada perché il giovane
violinista possa sperare di ottenerlo.
Torniamo ora al nostro
coaching. Senza perdere di vista il risultato finale, occorrerà concordare gli
obiettivi di performance, non solo per una ovvie ragioni pratiche (nessun
risultato è possibile senza performance), ma soprattutto per un motivo
psicologico: finché i coachee non ammetteranno che tutto ciò che possono fare
per cambiare la situazione è modificare i propri comportamenti,
rimarranno agganciati alla funzione Alfa, seguitando ad elencare una serie di
cause del problema che non dipendono da loro (il mercato, la politica
aziendale, le risorse a disposizione, i concorrenti, la congiuntura economica,
e così via).
Nessun commento:
Posta un commento