L’IDENTIFICAZIONE DEI
TRAGUARDI
T1: "Identificazione dei
traguardi" - Oltre agli obiettivi di massima ed
ai valori di fondo del percorso di sviluppo/formazione, chiediamo al cliente di
descriverci le situazioni
concrete in cui si aspetta
dei miglioramenti e, in esse, di concordare con noi i comportamenti-bersaglio che ci si deve aspettare di osservare
durante il progredire del percorso stesso.
Di norma,
nella formazione tradizionale, il trainer inizia la progettazione del corso
intervistando il committente per mettere a fuoco i valori professionali di
massima ai quali dovrà tendere il corso stesso.
Ci si
confronta allora sulla situazione attuale e sugli obiettivi dell’azienda,
individuando dei bisogni formativi che, così come sono formulati, descrivono
delle tendenze augurabili di atteggiamento o di comportamento.
Si tratta
magari di rendere i venditori (se di venditori si tratta) più abili nel gestire
il dissenso del cliente, o ad argomentare facendo leva sulle sue motivazioni d’acquisto.
Se si parla di manager, potremo mirare a una loro maggior determinazione nel
controllo, o una più obiettiva e oggettiva capacità di diagnosi, o ancora a
uno stile di leadership più partecipativo.
Certamente
il trainer accorto si farà descrivere una serie di situazioni in cui i
comportamenti osservati ancora non si conformano a tali modelli; magari
riuscirà ad ottenere di poterli osservare sul campo.
Dopo di
che, rientrato nel suo studio, pescherà dal proprio armamentario le tecniche, i
costrutti e le casistiche più adeguate da proporre nella didattica.
Tutte cose sacrosante: ma fino a qui, piuttosto generiche. Non
facili da trasformare in veri e propri obiettivi. Poco misurabili. Affermare
assai sinteticamente, ad esempio, che i quadri dell’azienda devono “uscire da una visione
tecnocratica del ruolo, al fine di avvicinarsi a una gestione più prettamente
manageriale”, attraverso “la delega
verso i collaboratori”, “la capacità di proporre soluzioni anziché
descrivere i problemi” è solo una premessa necessaria, ma non sufficiente.
Cosa vuol dire, in concreto e in quell’azienda, nel
lavoro quotidiano di quelle dieci o dodici persone, migliorare la delega verso
i collaboratori? Non sarebbe il caso di spingersi a un livello di precisione
più puntuale?
Con TiPERSEI lo facciamo.
Il metodo prevede infatti (si veda anche http://metodotipersei.blogspot.it/2012/08/dai-massimi-sistemi-ai-comportamenti.html), che per ogni situazione
osservabile, il cliente non si limiti a descriverci i comportamenti non
conformi ai nuovi standard. Ci spingiamo invece ad identificare e descrivere
con lui, con il maggior grado possibile di precisione, i comportamenti-bersaglio
che costituiranno poi i veri obiettivi dell’intervento di formazione.
Nel caso dell’esempio che abbiamo appena portato,
ci spingeremo a definire comportamenti di delega quali:
-
assegnare
gli incarichi in base alle capacità delle persone, e non alle emergenze;
-
riuscire
a far condividere la delega a chi la riceve, anziché limitarsi a trasmetterla;
-
negoziare,
con chi la riceve, gli obiettivi e le scadenze;
-
programmare
con lui i momenti di controllo, e rispettarli.
Supponendo che con il committente riteniamo
sufficienti questi quattro obiettivi formativi, potremo decidere che essi
potranno essere affrontati in un programma che si articolerà in tre riunioni
brevi secondo il metodo TiPERSEI.
Siccome tra una riunione e l’altra passeranno
due-tre settimane, già dopo la prima riunione dovrà essere possibile osservare
la comparsa dei comportamenti-bersaglio che saranno stati affrontati in quella
sede.
Ecco perché il metodo TiPERSEI è detto anche “ad
efficacia programmata”!.
Visita anche il nostro sito: www.vinciconsulenza.it

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