LA FORMAZIONE: AMPIEZZA O
PROFONDITA'?
T2: "Troppi? No, grazie!" - TiPERSEI è un percorso di sviluppo/formazione a tecnica mista: accanto alle modalità più avanzate di formazione maieutica, esso fa largo impiego delle tecniche di coaching di gruppo. Ciò implica che ogni gruppo sia formato da non più di sei persone, e che ogni riunione di TiPERSEI si concentri su non più di due-tre comportamenti-bersaglio.
Accade di frequente, nella formazione tradizionale: sin dalla fase di progettazione, si tende - trainer e cliente - ad allargare il campo d'azione, sia per quanto riguarda il nòvero dei costrutti e delle tecniche da proporre nel corso, sia per quanto riguarda il numero dei partecipanti.
Si tratta di una scelta che allarga l'ampiezza dell'intervento sui contenuti, sui destinatari o - ahimè più spesso - su entrambi.
Di solito, il committente tende ad ampliare la platea dei destinatari, mentre il trainer allarga la gamma dei contenuti da proporre nei corsi.
In particolare, il committente è spinto da due ordini di ragioni, una economica e l'altra - per così dire - "politica".
Sul piano economico, il fatto che il budget del corso sia ormai deciso può indurre ad allargare il numero dei partecipanti, al fine di abbassare il coso pro-capite ("Tanto vale far partecipare più persone, male non farà").
Sul piano politico, l'idea di fondo è quella di non scontentare nessuno ("Come posso non invitare anche Tizio o Tizia? Come giustificargli/le la sua esclusione?")
Il trainer, invece, sente lo stress del dover portare un risultato a tutti i costi, e allora rischia di cedere alla rassicurante sensazione che può dare un bell'elenco - il più lungo possibile - di temi, costrutti, citazioni, dimostrazioni, tecniche.
Forse ciò nasce dal fatto che il trainer stesso parte dalla visione del proprio armamentario professionale, anziché dalle necessità formative dei destinatari: nel senso che si chiede subito a quale serbatoio attingere, quali "armi" utilizzare. E in quest'ottica, mi si passi la metafora, è forte la tentazione di "sparare a pallettoni" anziché di utilizzare un fucile di precisione.
Ma l'esito combinato di queste due scelte "d'ampiezza" è un sostanziale depotenziamento dell'efficacia del corso.
Infatti, da un lato l'allargamento della platea abbassa l'efficacia del trainer sul singolo partecipante e sul gruppo: più persone da seguire contemporaneamente significa maggiori difficoltà a innescare un vero dibattito, a essere davvero interattivi, a "dar retta" a ciascuno, a cogliere ogni sfumatura.
Dall'altro, si rischia di voler riempire troppo un contenitore che, in termini di tempo disponibile, è anelastico: col risultato che i destinatari del corso ne escono con la testa fin troppo piena di stimoli, e che il trainer è costretto a non dare troppo spazio al dibattito, nel timore di dover rinunciare ad affrontare qualche tema previsto nel programma.
Di gran lunga preferibile, invece, concentrarsi solo sui contenuti che servono - che sono poi quelli direttamente connessi ai comportamenti-bersaglio - e proporli esclusivamente alle persone sulle quali in quel momento l'azienda ritiene che davvero valga la pena investire in formazione. Un approccio, insomma, che preferisca la profondità all'ampiezza.


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